Cara Ale,
questa volta proverò a risponderti abbassando la voce, sussurrando i miei pensieri. Non perchè parli della morte o non solo per questo, ma perchè parli della morte quasi fosse una specie di stanza interiore. Una stanza dove tornare anche quando fuori si continua a vivere, parlare, a fare la spesa, a rispondere ai messaggi, a mettere insieme tutti i giorni che devono continuare ad essere vissuti. Tu dici di non aver mai sognato tua madre, di non sentirla vicina, che il suo silenzio ha invaso tutto. E questa cosa mi devasta perchè non provi a consolarti, non cerchi quel balsamo che spesso cerchiamo di mettere sulle cose insopportabili per riuscire a mandarle giù. No. Tu hai detto: io non la sento. E cara, bellissima amica mia, bisogna avere coraggio per dirlo. Io posso parlare per me, e confesso che davanti al mio lutto ho preteso di trovare un senso, ho cercato una presenza, un segno. Io addirittura ho pensato che la morte potesse consentire a mio padre di vedermi per quella che sono, ho pensato che finalmente potesse leggermi nel cuore e comprendere i miei comportamenti, accettare le mie scelte e persino non giudicarmi più….in fondo continuavo a chiedergli qualcosa. Gli chiedevo da morto quello che forse avevo desiderato da vivo. Ma ci sono assenze che restano assenze. Silenzi che non diventano suono solo perchè ne sentiamo il bisogno. Ci sono madri che non tornano nei sogni, non mandano segnali dal cielo e proprio per questo continuano a mancare in modo enorme.
Il dettaglio dei capelli…sembra un piccolo dettaglio ma mi fa pensare che quando arriva la morte ci si aggrappa a cose concrete, ai capelli sistemati, a una piega, un vestito a quella cura che sembra contenere tutta la dignità di una vita…La verità è che una madre non si saluta mai come si dovrebbe. Ci sarà sempre qualcosa che manca, una parola detta in ritardo, una mano tenuta poco, un dettaglio che nessuno ha saputo cogliere.
Tu dici che la faccenda umana fa acqua da tutte le parti. E’ vero Ale: amiamo persone che non possiamo trattenere, il corpo muore prima dell’amore, fa acqua perchè noi abbiamo dentro una profondità immensa e poi dobbiamo vivere in giornate piene di appuntamenti, parole inutili, persone che ci chiedono come stai ma che non saprebbero reggere davvero la risposta. Fa acqua perchè quando una persona muore, a un certo punto smette di risponderci. Non arriva più una telefonata, non arriva più una voce dall’altra stanza e chi rimane, con tutto l’amore ancora vivo, deve imparare a parlare con un’assenza. Deve continuare a voler bene a qualcuno che non può più dire nulla. La cosa più difficile da accettare: l’amore continua mentre la risposta a quell’amore non arriva più. Quando una persona muore, non se ne va solo lei, se ne va anche la parte di noi che esisteva con lei. Se ne vanno le telefonate, le risposte, i gesti abituali, che poi diventano una specie di tesoro. Bisogna imparare a stare dentro un silenzio quasi a voler bene dentro il silenzio. Penso che la profondità, quella che tu continui a cercare è un modo per non perdere tua madre del tutto, cercare la profondità è non accontentarsi della superficialità dei giorni che passano, significa non lasciare che tua madre diventi soltanto una data, una fotografia, una ricorrenza, è continuare a farle spazio dentro una vita che, nel frattempo pretende di andare avanti. Io non so se un giorno la sognerai, non so se un giorno ti sembrerà di sentirla vicina, non so nemmeno se la fede tornerà davvero amica mia ma penso che esistano preghiere che non sembrano preghiere. Pregare è anche continuare a cercare, pregare è non mentire sul proprio dolore, a volte pregare è dire io non sento nulla ma resto comunque davanti a questo silenzio senza scappare. E io Ale ti vedo li, e lo dico con tutta la tenerezza che sento nel cuore, sotto quella quercia, dentro quel silenzio duro e profondo con la tua rabbia, la tua lucidità la tua incapacità di accontentarti delle “piccole” risposte. E forse non sei arrivata da nessuna parte come dici tu ma forse il senso di questo viaggio non è arrivare in un punto ben definito, in una risposta certa, ma piuttosto restare nella tua profondità cercando li tua madre e non farla scomparire.
Tu la stai cercando ancora Ale nel luogo più difficile: dentro di te.
Nonostante tutto il dolore che comporta continuare a chiamarla senza sentire risposta.
Oggi Ale mi siedo accanto a te senza voler accendere la luce dove tu mi hai detto che c’è ancora buio.
Ti voglio bene amica mia❤️