Cara Ale,

stamattina ho consegnato la mia macchina. Ho lasciato le chiavi della mia Mini nera e sono salita su una macchina bianca. Bianca davvero. L’esatto contrario. Vedere quel parcheggio di casa occupato da qualcosa di nuovo mi ha messo addosso un po’ di malinconia. Faccio fatica a lasciare andare il passato. Dovrei guardarlo, sorridergli e andare avanti. E invece no. Gli oggetti mi riportano a una persona, a un momento, a un periodo bello della mia vita ed è difficile buttarli via. Li tengo. Quella macchina non era soltanto una semplice macchina nera. Era il posto in cui parlavo da sola. Era il posto dove mettevo la musica ad altissimo volume e cantavo a squarciagola. Era il posto dove piangevo senza dover spiegare niente a nessuno. Era il posto dove potevo restare ferma cinque minuti prima di salire a casa, quando la vita mi sembrava troppo pesante anche solo da portare su per le scale. Era la macchina del sorpasso azzardato che mi costò il ritiro della patente, un sacco di punti in meno e una multa esagerata. Quella macchina, Alessandra, c’è stata. C’era quando mi hanno detto che mio padre era morto. Mi ha accompagnata verso casa mentre io non capivo davvero come facessero le mani a restare sul volante. Mi ha accompagnata da mio padre per salutarlo un’ultima volta, dentro quell’obitorio. Lei ha visto tutto. Le mie risate. Le telefonate assurde. La musica degli anni in cui mi sentivo invincibile. Le volte in cui tornavo dal mare spargendo sabbia ovunque. Le volte in cui tornavo da Campobasso con un nodo in gola che nemmeno io sapevo spiegare. E si è accorta della paura. Io me lo ricordo ancora quel momento davanti alla galleria. Ferma. Immobile. Come se il corpo avesse deciso da solo che non potevamo andare più avanti. E lei era lì. Accesa. Con le quattro frecce. Come un animale paziente. Ha sentito anche la paura del ritorno. Perché a volte tornare è più difficile che andare.

Qualche tempo fa una persona mi disse: “Tu nella vita hai solo una Mini nera e un cane bianco.” Per molto tempo ho pensato che quella frase parlasse di quello che nella mia vita mancava. Ora invece penso che parlasse soprattutto dello sguardo di chi la pronunciava. Ci sono persone che misurano la vita di una donna da quello che il mondo considera indispensabile: un marito, una famiglia, un figlio. E poi ce ne sono altre che riescono a vedere anche tutto il resto. L’amore. La cura. La profondità. Perché una vita non vale meno solo perché non è andata nella direzione che gli altri consideravano giusta. Non era semplicemente una Mini nera. E Bella non è semplicemente un cane bianco. La nuova macchina l’ho scelta grande per lei. Non per me. Perché possa stare comoda accanto a me. Perché possa guardare fuori dal finestrino. Perché possa continuare ad accompagnarmi nei miei viaggi strani, nei ritorni improvvisi, nei giorni belli e in quelli storti. Stamattina non ho salutato soltanto una macchina. Ho salutato una parte enorme della mia vita. Ma ne ho anche protetta un’altra, facendole spazio accanto a me.

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