Cara Ale,

il tuo discorso, nato quasi per caso parlando del film “La mattina scrivo”, mi ha fatto riflettere. Non nel modo solito di quando dici “sì,  interessante” e poi continui a lavarti i denti. No! Ci sono rimasta dentro due giorni. Due giorni in cui, pur facendo altro, tornavo sempre lì. Perché, se devo essere sincera, la libertà l’ho sempre considerata una cosa ovvia. Di quelle che devono esserci e basta. Non mi sono mai chiesta davvero cosa comportasse essere liberi. Davo per scontato che fosse qualcosa di giusto, quindi anche semplice. E invece…E’ stato addirittura disturbante pensare alla libertà. Non è naturale la libertà. Naturale è restare dove sei già stata, anche se non stai bene. Naturale è abituarsi, aggiustarsi, dirsi che in fondo va bene così.

La libertà costa, ha un prezzo, per conquistarla perderai qualcosa.

Finché ho pensato alla libertà in astratto, mi è sembrata semplicemente bella. In fondo sono libera, mi sono sempre detta… ma ora che la vita mi ha imposto di guardare meglio tutto, ha perso la sua poesia e la sua leggerezza. Si tratta di togliere appoggi, lasciare andare cose che, anche se non funzionavano, conosci bene. Vuol dire ritrovarti con dei vuoti che nessuno, se non tu, potrà riempire. L’energia, la leggerezza arriveranno dopo, dopo aver pagato il giusto prezzo.

Eccola, la paura. Il punto centrale di tutto questo discorso. Perché fintanto che sei dentro la paura non capisci niente della libertà, capisci solo che stai perdendo qualcosa. Ti concentri su quello che lasci, su quello che conosci che, seppur scomodo, ti fa sentire al sicuro. E non riesci a vedere altro. E’ come avere davanti un vetro appannato: guardi ma vedi solo quello che ti è vicino, il resto esiste, ne sei certa, ma non riesci a metterlo a fuoco. Resti ferma finchè non percepisci una nuova prospettiva. Fino a questo momento, cara Ale, il prezzo mi è sembrato troppo alto, anche ingiusto ed è per questo che ho già provato mille volte a conquistarmi la libertà, ho preso la rincorsa ogni volta per fermarmi poco prima del traguardo.

Il traguardo…

Certo se pensi all’arrivo, il prezzo può sembrare anche equo, in fondo. Riuscirò a farlo questo ultimo faticosissimo passo? E quanti ancora dovrò farne in futuro? In fondo ti liberi da una cosa ma poco dopo ti accorgi che c’è un altro punto in cui ti senti scomoda, in cui ti senti bloccata. E’ come togliere uno strato e trovarne un altro sotto e poi un altro ancora. E’ faticoso sì, ma anche naturale, perchè in fondo la libertà non è solo arrivare al traguardo, è non riuscire più a restare dove sei…

Dai, ci riprovo.

Pronta? Partenza…Via!

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