Cara Anto, ieri ho visto un film perfetto. Non è stato per niente importante che fosse in lingua originale francese, con i sottotitoli da leggere. O forse sì, non saprei dirti se è stato addirittura meglio. Di certo la cosa non ha tolto nulla alla sua perfezione. Mi sono seduta in questa sala piccolissima di uno dei due cinema in tutta Roma dove si poteva vedere, mi sono appoggiata con la testa alla spalliera alta e comoda della mia poltroncina e per un’ora e mezzo ho dimenticato il tempo. Ti dirò di piu’, il tempo non e’ proprio più esistito, che se devo descriverti questa rara situazione che mi è accaduta, per prima cosa ti direi che ormai più che rara è per me quasi impossibile da vivere se non durante quel viaggio nella metro, quando, tra l’arrivo e la partenza, mi abbandono ai miei pensieri iperuranici, pure tra tutto quel bordello di gente e rumore, tanto da stupirmi ogni volta di essere già arrivata a destinazione. Ecco, il mio film perfetto di ieri sera è stato come un viaggio senza tempo nell’Iperuranio mentre sono sulla metro. Un’ora e mezzo dentro il corpo di un attore bravissimo a sentire con lui il dolore delle sue mani, le contratture della sua schiena, il brontolio del suo stomaco per la fame, la pesantezza delle sue palpebre per la stanchezza. A condividere tutti i suoi minuti di silenzio e i suoi respiri composti di pazienza, quella che sola può reggere l’altrui indifferenza, l’altrui incomprensione, l’altrui incapacità di guardare veramente il mondo e capirlo. Che film amica mia! Un’ora e mezzo di bello, di quel cacchio di bello in cui c’e’ praticamente tutto, senza alterare, forzare, correre, ingannare. Senza parolacce, senza scene di sesso gratuite, senza effetti speciali. Un film che mi ha fatto commuovere, che mi è entrato dentro, mi ha fatto salire le lacrime agli occhi sulle note di una musica sempre giusta dentro all’inquadratura esatta nel momento perfetto di un’espressione. Un film che parla del nostro assurdo mondo, e della schiavitù necessaria a chi sceglie di viverci libero. Un film bellissimo Anto, che mi ha lasciato dentro il bello pure se parla del brutto, e la speranza che fino a che ci saranno film come questo, no, non me le taglio le vene, e continuo a scrivere lo stesso.
“Non ho più un posto nella società. Sono come le cinque di un pomeriggio invernale, è buio ma non è ancora notte.”
Dal film “La mattina scrivo” di Valérie Donzelli