Amica mia, è stata una giornata faticosa e ora, questa sera buia e ventosa, solleva i miei pensieri come carte sporche dall’asfalto. Che svolazzano accartocciate dopo essere state sufficientemente stropicciate, dalla strada e dal mondo, con le ruote delle macchine che, senza nemmeno accorgesene, ci sono passate sopra. Sono i pensieri di una giornata come questa, che si rianimano sospinti dal vento freddo della fine dell’inverno, questo, che ormai invecchiato, è però, come si dice a Roma, di coccio, si impunta cioè come un ciuccio, a non voler morire. Il meteo e lo scenario che ti descrivo mi pare sufficientemente adatto a una giornata di merda come questa. Una di quelle dove di romantico resta ben poco e la vita la guardo svolazzare come i panni stesi sulle corde di un balcone. In questa serata fredda e piena di vento mi fermo, concedendomi il tempo di osservarla con lo sguardo fisso meditabondo e mi chiedo oggi cosa ne resta della vita quando di romantico non sembra rimasto più niente, nemmeno il mio sguardo beota che mi pare sempre più miope e idiota. Nemmeno una delusione è attutita dallo stupido romanticismo che un tempo si portava dietro. Sono cosi stanca di farmi depredare pezzi di cuore amica mia. Di provare la delusione del tradimento delle mie stupide convinzioni, delle mie idee sull’altro che puntualmente restano sempre e solo, inevitabilmente, mie. Illusioni, sfocature, visioni mai messe seriamente e bene a fuoco. Stasera è così dannatamente difficile vivere che pure le lacrime si rifiutano di uscire. Ripararsi mi sembra la parola giusta, quella sola che mi viene in soccorso per difendermi. Si amica mia, il romanticismo è morto, ucciso e fatto a pezzi sotto le bombe dei disallineamenti delle idee. Che, caspita, non coincidono mai con la realtà, tanto da farmi capitolare, alzare bandiera bianca e sentire dentro tutta la tristezza della mia sconfitta e della mia mancanza di perspicacia. Il romanticismo è morto e nessuno se ne è accorto, nessuno gli ha portato nemmeno un fiorellino per ricordo. Se ne sta con le mani giunte sul petto nella sua bara, dentro un funerale a cui solo io andrò, stasera.