Cara Ale, è uno di quei giorni che… come canta Ornella Vanoni. Solo che nella canzone è uno di quei giorni in cui uno si mette lì a riguardare tutta la propria vita. Ecco, oggi no. Oggi non è giornata per fare filosofia. Né per chiedermi perché sto così, da dove viene questo stato d’animo, quale messaggio profondo l’universo stia cercando di mandarmi. Per carità. Oggi è uno di quei giorni molto più semplici: non ho voglia. Non ho voglia di fare niente. Non ho voglia di pensare. Non ho voglia di analizzare, capire, migliorare me stessa. Oggi proprio no. Testa vuota. Nessuna energia. Sguardo perso al soffitto. Il soffitto, tra l’altro, è sempre quello. Bianco. Immobile. Lo guardo e penso che forse sarebbe il caso di ridipingerlo. Una passata di bianco nuovo, o magari un altro colore. Poi però mi chiedo se davvero una persona possa mettersi a progettare la tinteggiatura di casa alle sette del mattino. E soprattutto se quella persona, in questo caso io, abbia la minima intenzione di farlo. La risposta arriva subito. No. Allora mi alzo. Non con slancio, più per inerzia. Faccio due passi in casa. Bella mi guarda un momento, valuta la situazione e capisce che non sta succedendo niente di particolarmente interessante. Io invece continuo a girare. A un certo punto penso al cappuccino del bar sotto casa. È l’unico appuntamento della giornata che mi sembri ragionevole. Quindi devo vestirmi. Vestirmi è una parola grossa. Prendo la giacca. Infilo le scarpe. Occhiali da sole. Fine. Chi ha un cane, la mattina presto, viene spesso classificato come uno scappato di casa quando esce. Io mi sono sempre trovata benissimo dentro questa definizione. La verità è che a me piace sentirmi libera. Io, per esempio, vivrei sempre scalza. Piedi nudi sul pavimento, senza troppe spiegazioni. E vivere davanti al mare aiuta molto. Il mare non controlla come sei vestita. Non verifica se hai seguito tutte le regole dell’abbigliamento mattutino. Gli è completamente indifferente. Questa cosa mi ha sempre rassicurata. Esco con Bella. Prendo il cappuccino. Guardo il mare qualche minuto. Poi torno su. Apro la porta di casa. E succede una cosa curiosa. La casa comincia a parlarmi. Vado in cucina. Apro il frigorifero. Dentro c’è poco. E sento una vocina. Anto, sarebbe ora di fare la spesa. Chiudo il frigorifero. Guardo fuori dalla finestra. Ci sono ancora i panni stesi. La vocina torna. Anto, potresti raccoglierli. Faccio due passi. C’è la poltrona. Sopra c’è quella piccola montagna domestica fatta di camicie, maglioni, magliette, tutine che sono lì da qualche giorno. La vocina insiste. Anto… allora vogliamo stirare? È incredibile quante piccole autorità domestiche abitino una casa. Il frigorifero, i panni, la poltrona. E poi di nuovo il soffitto. Lo guardo ancora un momento e ricomincia la catena dei pensieri: dovrei ridipingerlo, cambiare luce, fare qualcosa? È impressionante la quantità di progetti che ti vengono in mente proprio quando non hai nessuna intenzione di farne neanche uno. Oggi però no. Oggi non ho voglia di collaborare con la casa. Allora attivo l’unico sistema che non mi rimprovera. «Alexa, metti un po’ di musica.» Alexa obbedisce. Parte Roads. Casa mia diventa improvvisamente lenta. Anche i pensieri camminano piano. Poi entra Heroes. Non succede niente di eroico, ma almeno la giornata acquista una certa dignità sonora. Cammino un po’ per casa. A piedi nudi. Guardo il soffitto. Guardo il frigorifero. Guardo i panni. Guardo la poltrona con la montagna di vestiti. Poi, per fortuna, Alexa decide di cambiare registro e parte Burning Down the House. Ecco. Quella sì che è una canzone che ti dà una piccola scossa. Non abbastanza da trasformarmi in una donna operosa, intendiamoci. Però abbastanza da farmi fare almeno una cosa concreta. Per esempio spostare la montagna di vestiti dalla poltrona al letto. Un progresso. Piccolo, ma pur sempre un progresso. E a quel punto mi viene da sorridere. Cara Ornella, stamattina è proprio uno di quei giorni che… domani è un altro giorno, si vedrà.