Oi Ale, che bello! è stato il commento della mia carissima amica Clara alla storia di mia madre maestra nelle scuole dei paesini del Molise, che ho raccontato nel post il-riscattodella-gallina. Con il suo inconfondibile entusiasmo, Clara mi ha detto di essersi ritrovata in quel racconto, che le ha ricordato quello che anche lei ha vissuto tanti anni fa, a casa sua, in Perù. In effetti la saggezza popolare la dice ogni tanto giusta tanto che il detto tutto il mondo è paese lo abbiamo proferito allegramente all’unisono. Anche Clara, infatti, come mia madre,  insegnava nelle scuole dei paesini del Perù con le sue amiche Rebeca e Rivis. Scuole di fortuna,  per lo più casolari messi a disposizione da chi li possedeva che, con generosità, li metteva a disposizione della comunità per allestirli alla meglio come aule di studio e dove, chi si voleva sedere,  doveva portare con sè la sedia. Erano gli anni ’80 e Clara, Rebeca e Rivis dovevano tra l’altro affrontare ogni volta viaggi a piedi in mezzo alle montagne,  percorrendo stradine strette e sterrate sopra strapiombi. I tragitti erano sufficientemente lunghi e i luoghi da raggiungere, dalla provincia di Trujillo, piccoli villaggi rurali, come ad esempio El Porvenir, Sogon, Sayapullo. Possedere un asino era a quei tempi  una vera fortuna in quanto facilitava questi difficili trasbordi. Una conoscente, che ne aveva uno, una volta lo prestò a le tre amiche che, dunque,  fecero il viaggio più comodamente, alternandosi in sella all’asinello. Una volta arrivate a destinazione, trascorsa la giornata di lezione nella scuola di fortuna, decisero di passare lì  la notte prima di riprendere la via del ritorno.  Assicurarono quindi l’asino legandolo ad un albero e se ne andarono a dormire. L’indomani l’asino era sparito e le povere amiche, disperate, lo cercarono ovunque senza alcun esito. Mandarono allora  in spedizione i ragazzini, che correvano agili e veloci per le strade di montagna, ad avvisare della sciagura accaduta la padrona dell’asino. Quelli portarono l’ambasciata come piccioni viaggiatori e, al loro rientro, anche la buona notizia che l’asino era già tornato dalla sua padrona e che aveva da solo ritrovato la via di casa. Insomma, tutto è bene quel che finisce bene e dal riscatto della gallina al riscatto dell’asinello, con Clara, Rebeca e Rivis, il passo è stato davvero breve. Ancora oggi ne ridono con nostalgia guardando qualche vecchia foto  che, nel frattempo, hanno ritrovato. Inutile dire che quando Clara ha visto quella che le ho realizzato io con l’Intelligenza Artificiale,  ha ovviamente esclamato, ridendo, Oi Ale che bello!

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