Sai Anto, una cosa che hai detto in una delle tue lettere mi ha molto colpito: l’adulto sceglie e se non è scelto resta intero lo stesso. Questa cosa è un po’ come una pietra buttata nel mare calmo a fior d’acqua. Genera cerchi che si fanno sempre più grandi e io, che adesso devo cominciare a scrivere per risponderti, so che mi espanderò nell’acqua seguendo quei cerchi che inevitabilmente mi allontaneranno dal centro che li ha generati, ma facendo lo sforzo di non perderlo mai di vista. Ora, cara amica mia, devo farti la dovuta premessa che il tuo ammettere di non sapere cos’è l’amore non mi stupisce affatto, visto che la domanda assilla da secoli l’intera umanità. E forse il punto centrale del discorso non dovrebbe nemmeno essere questo. Nel nostro caso, ce ne siamo state qui a scrivere e analizzare la storia che hai raccontato, trattando argomenti che si sono prestati a serie riflessioni. Ne è venuto fuori uno scambio molto appassionato, punti di vista e prospettive, d’accordo terracquee, ma certamente abbastanza centrate, che hanno in qualche modo dato un accenno, diciamo un’idea, o forse meglio un’interpretazione, di ciò che hai vissuto. Tu però, con il tuo essere stata colta alla sprovvista, mi hai, a tua volta, colta alla sprovvista. La mia domanda ma dov’è l’amore ha cioè generato un circolare cogliersi alla sprovvista perché, se tu non avevi preventivato il tuo dispiacere, io non avevo preventivato la tua dolorante reazione. Adesso lo so, avrei di certo dovuto essere più’ cauta nel lanciarti la mia provocazione. Perché in fondo era di questo che si trattava. Una provocazione per tentare di chiudere un cerchio. Ora è abbastanza chiaro ad entrambe che pure se io sono io, Prousta, e tu sei tu, Freuda, non è così semplice rappresentare perfettamente tutta la tua storia a trecentosessanta gradi. Ci si prova, per accenni di tratti salienti: il sogno, il movente, le domande, le paure, le ferite, le incertezze, gli errori, il tempo perduto, le mancate resurrezioni, gli zombie del presente, il bosco, cappuccetto rosso, il cammino, i binari, i colori. Decisamente un bel po’ di roba a cui, però mancava ancora qualcosa, forse proprio l’effetto di tutte quante le cause. Un po’ come dire che al tuo ironico e disilluso pensavo fosse amore e invece era un calesse, proferito mentre ne parlavamo, sarebbe stato perfetto risponderti: pensavo fosse un calesse e invece era l’amore. Posto infatti che il calesse sei tu che ti porti appresso tutta quella roba, l’amore potrebbe essere stato in questo contesto super freudiano, un incidente di percorso. L’intenzione, capisci bene, non è certo sminuire quanto piuttosto ricollocare. E sì, per farlo, mi sto scollocando parecchio, lo so, perché, come ti ho anticipato, sto facendo un percorso parecchio accidentato per seguire quei cerchi. Salgo, scendo, mi sembra di attraversare un fiume mantenendomi precariamente in equilibrio sulle pietre che fuoriescono dall’acqua. Alcune mi paiono particolarmente lisce, tanto che ad ogni passo rischio di cadere. Ho la sensazione di non avere appigli, di non riuscire ad andare a parare da nessuna parte tanto da esclamare ma perché è sempre così dannatamente difficile parlare d’amore?! Allora ricominciamo, perché sono caduta malamente da quella pietra liscia dell’incidente di percorso, non lo riesco a definire questo concetto che l’amore potrebbe essere stato l’effetto di un bel po’ di cause che erano poi le robe che tu, come un calesse, ti portavi dietro. E dunque mi rialzo e ricomincio perché, purtroppo, ancora non mi pare che ci siamo. Ecco allora, amica mia, ricollocare resta forse l’appiglio a cui mi devo aggrappare per andare avanti nel discorso e un po’, per farti capire come procedo, ti dico di immaginare quest’azione: spostare una tenda e trovare un’altra tenda e spostare anche quest’altra fino ad arrivare a una finestra con i vetri tutti appannati da cui si intravede qualcosa che dovrebbe chiarire che cacchio vuol dire questo dover ricollocare cioè … Oddio ma che voglio dire? Forse solo che in questa tua storia struggente e distruggente ci stanno insieme tutte le cose e che chiederti ma dov’è l’amore? era solo perché ricollocare quella parte che di queste è stata tale, significa forse separarla dal calesse a cui tu l’hai indissolubilmente legata per affrontare la sua fine? Io credo che sia stato questo lo smarrimento cara amica. Sia stato caricare il calesse di tutto quello che ti serviva per affrontare il tuo viaggio, di tutto quanto ti serviva per salutare la fine del tuo amore e, dopo tutta la fatica che hai fatto, dopo aver affrontato il tuo difficile percorso, nel momento in cui stavi tirando quasi un sospiro di sollievo, la mia domanda è stata come averti risvegliato: Ei Freuda, ti sei accorta che hai perso (o inconsciamente lasciato andare) qualcosa? E allora ecco, amica mia, con la scrittura a volta bisogna seminare la notte e arare la mattina, così che i semi buttati nel terreno hanno modo di germogliare: essere adulti e restare tutti interi lo sapevo fin dall’inizio che sarebbe stato il mio raccolto, quello a cui dovevo arrivare ripercorrendo le tappe accidentate del tuo tribolato e sofferto percorso. Per fermarmi insieme a te, e prestarti il mio braccio, quando la mia domanda dov’è l’amore ti ha costretta a voltarti indietro a rivederti, tutta sola, a quell’appuntamento mancato, di fronte ad un tramonto. Quello a cui tu eri arrivata animata e rianimata dalle aspettative e dalle energie di un sogno. Rivederti li, tutta sola, ti ha riempito ancora una volta il cuore di dolore. Forse perché hai provato una struggente tenerezza per quella te delusa, rimasta sola a guardare le spoglie inerti di un bel sogno. L’amore, però, amica mia non è solo quello mancato che ha fatto sì che, per riprendere il tuo viaggio, un altro tuo io se ne restasse defunto nel passato. E tu con il tuo calesse hai avuto l’occasione di ritrovare quello vero, quello cioè assoluto che non ti lascerà mai più sola davanti ad un tramonto. Quello che, se pure nella vita ti ricapiterà di non essere scelta, li manterrà tutti perfettamente insieme quei mille pezzi in cui per un momento tu crederai di essere rotta. E allora amica mia sorridi, che un altro giorno sta per cominciare e tu sei piena di quest’amore e sei ancora tutta intera.