Cara la mia Prousta, quando ho letto la tua domanda finale mi sono fermata. Ho chiuso il telefono e mi sono messa a piangere. Un pianto silenzioso, quasi incredulo. Perché fino a quel momento mi ero sentita lucida nei miei ragionamenti, persino ordinata dentro il caos. Poi arrivi tu e mi chiedi: dov’è l’amore? E lì, qualcosa si è incrinato.
Mi sono chiesta perché mi facesse così male quella domanda. E credo di averlo capito. Ho paura di una cosa molto semplice: di essere rimasta sola dentro quel sentimento. Io posso dirti cosa è stato per me. È stato una botta di vita enorme. Mi sono sentita viva come non mi sentivo da anni. Accesa. Presente. Desiderata. Come se qualcuno avesse riaperto una finestra in una stanza rimasta troppo a lungo chiusa. E la cosa più onesta che posso dirti è questa: quella vitalità era mia. Ero io che tornavo a sentire. Però lui era lì quando è successo, e le emozioni si legano alle persone. È come se qualcuno ti avesse dato appuntamento per vedere un tramonto. Tu ti prepari, arrivi puntuale, ti emozioni già all’idea di quello che vedrai. Il cielo si colora davvero, il tramonto è magnifico, ti toglie il fiato. Ma a un certo punto ti volti e ti accorgi che hai aspettato invano. Sei sola davanti a quel cielo. Il tramonto esiste, è reale. Ma non è condiviso. Forse il mio pianto nasce da lì, per averci creduto a quell’amore. Se devo parlarne, allora ti dico che per me è stato passione, ricordo e angoscia. L’angoscia non è arrivata alla fine, era parte dell’amore stesso. Io mi attivo così, lo sai. Mi sento viva quando mi manca la terra sotto i piedi, non quando tutto è stabile. Ho parlato di sogni, di inconscio, di ferite, perché era il modo che avevo per non rendere inutile il dolore. Per crescere invece di incattivirmi. Ma quando tu adesso mi chiedi dov’è l’amore, mi togli ogni certezza e mi sento smarrita. La verità è che io non so definire l’amore. Posso dirti cosa ho vissuto. Posso dirti cosa ha significato per me. Se devo dirti dove è stato l’amore, per me è stato nel sentirmi viva accanto a lui, nel desiderio, in quell’attesa che poi alla fine si è rivelata un’illusione. È stato lì che l’ho sentito. E la domanda vera, quella che mi rimane in mano anche adesso, non è dov’è finito l’amore ma un’altra: che cos’è l’amore?
E non ti so rispondere, amica mia. Non ti so rispondere.