Eh si, cara amica mia. Per la terza volta mi buggeri e mi fai rimanere con l’ormai giocatissimo minchia signor tenente sulla punta della penna. Ma fa niente, ti perdono. Ripiego su uno stupefatto ho creato un mostro! che sì, lo so, potrebbe dare una sensazione sgradevole di senso di superiorità da parte mia (che come sarebbe a dire che ti ho creata io?) ma so che con te posso permettermi l’ironia, perché sei fina fina che la capisci sempre e, pure se non la capisci, tiri avanti e campi lo stesso, tanto che posso dunque dirti le cose che sembra mi mettano sul piedistallo tipo, appunto, che ti ho creato io e finanche mostro (viste le vette altissime su cui viaggiano le tue riflessioni, al punto che Freud ti fa un baffo e Proust l’altro). Insomma, fatta la doverosa premessa sull’incipit adeguato alla tua missiva, qui è proprio il caso di dire che Freud e Proust sono due binari sui quali viaggia il treno della tua consapevolezza (la metafora è nata ora, forse perché da stamattina  mi barcameno sul pensiero del dualismo tra quello che scrivi tu, nella tua qualità di Freuda matricolata, e quello che rispondo io, nella mia qualità di Prousta matricolata). Soffermarsi nel pensiero, crea talvolta effetti simili all’insaporimento del bucatino che mia nonna lasciava a bagnomaria a condirsi meglio nel sugo e nel parmigiano. In altre parole, la metafora dei binari, mi soddisfa, come nel ricordo quel famoso bucatino, parecchio. Ecco, c’era qualcosa che di primo acchito, cioè proprio alla primissima lettura della tua lettera, mi era rimasta filtrata dalla mente, come una tellina trattenuta in un retino. E cioè che, la stessa storia, io la guardo con una lente di un colore diverso dal tuo. I nostri colori, fai conto il verde il mio, il rosso il tuo, fanno si che la stessa storia sia tutta verde per me e tutta rossa per te, il che equivale a dire che mentre il mio cervello analizza la tua storia secondo una prospettiva, il tuo lo fa da un’altra. I due binari (Freud / Proust), in tale ottica, sono paragonabili ai  nostri filtri verde e rosso. Un pò come a dire che i colori sono una metafora dei binari che sono una metafora delle prospettive.  Essendo paralleli, i binari non si incontrano, tuttavia servono entrambi a condurre il treno dove deve andare. Lo stesso vale per i colori, che casualmente ho scelto a supporto del discorso: il rosso e il verde evidenziano della tua storia cose diverse ed, essendo colori complementari, se si mescolassero tra loro si desaturizzerebbero a vicenda, perdendo la loro intensità e creando un effetto fangoso di un colore, appunto,  tipo quello del fango. Ora, da questo sommario ragionamento pseudo scientifico, posso senz’altro trarre una conclusione: la tua storia può essere interpretata con il punto di vista del tempo (primo binario/filtro verde/du côté de chez Prousta) o con il punto di vista della psiche (secondo binario/filtro rosso/ du côté de chez Freuda). I due binari, così come i due colori, non si uniscono tra loro ma danno, ciascuno di essi, un distinto significato, o se vuoi una diversa interpretazione, alla tua storia e, seppur paralleli o complementari, hanno come scopo quello di raggiungere la consapevolezza di qualcosa. In entrambe le situazioni mi pare evidente che la protagonista indiscussa sei sempre e solo tu, sia dentro il tempo perduto, sia in quello ritrovato, sia nel bosco del tuo inconscio, sia vestita da cappuccetto rosso oppure da cacciatore. A questo punto una domanda mi sorge spontanea: ma in tutto questo, dove è finito l’amore?

 

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