Cara amica mia, dici bene tu che la vita resta da qualche parte. Disseminata qua e lá, in scarpe spaiate lasciate sui davanzali delle finestre. Chi sa quanti passi ci sono rimasti dentro, quante cose viste, quante non viste e lasciate sull’asfalto, schiacciate sotto le suole, ignorate. Mi ricordano quelle sui miei abiti usati, dismessi come la vita, ammucchiati e finiti chi sa dove insieme a quella vissuta che ci si era poggiata sopra.

Oggi ho comprato un profumo che mi ha inebriato con gli atomi della sua essenza. Da giorni mi segue,  mi entra nel naso dal foulard dove ne ho spruzzato a casaccio un po’, dal campioncino che mi hanno regalato in profumeria. Mi assale questo profumo, si aggrappa a qualche appiglio che sporge dal mio cuore.  La commessa della profumeria mi ha raccontato delle sue note al cioccolato bianco e  lo ha fatto con il suo inconfondibile modo, con la voce monotona e suadente, che rende le note dei profumi – fruttate, di legno, agrumate, dolci, pungenti, calde, fresche, avvolgenti e al cioccolato bianco- una musica di cui lei conosce bene gli spartiti. Me ne starei le ore ad ascoltarla, anche se parlasse di profumi che – come direbbe Antonio Albanese sommelier –  fanno cagare. Ipnotizzata,  me lo sono comprato il mio profumo, che forse fa cagare, non so, ma che a  me  comprarlo mi ha fatto sentire bene, tanto che ho sentito una colata di cioccolato bianco fuso che mi si spandeva dentro. Una specie di vertigine che mi faceva sentire una gioia profonda, pure se camminavo sotto la pioggia di una giornata grigia e il cuore mi rotolava davanti, mentre io lo vedevo pericolosamente avvicinarsi ai  bordi di un burrone di malinconia. Era, sì, proprio una vertigine respirare quel mio nuovo profumo, come quando ti affacci sul vuoto e hai paura di caderci dentro.

Cara amica mia, te l’ho raccontato che mi sento come il matto dei tarocchi. Il mio sentirmi , oggi ha la sua faccia e la sua espressione, lo sguardo rivolto al cielo mentre i miei piedi sguazzano nell’acqua di questa pioggia che non la smette da un po’. Tu, che hai bisogno di sole, ti rifugi nelle scarpe spaiate che incontri sulle finestre. E la pioggia e questo grigio di giornata fa bene pure a te,  che appartieni all’estate.

Foto di Antonietta Sale

Poesia urbana @antsa_7

 

 

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