Giovedì 20 giugno 2019

Decido un po’ troppo di istinto che è arrivato il momento di tornare, che sì, me la sento di affrontare il viaggio e approfittare della coincidenza di questo mio sprazzo vitale con la festa del Corpus Domini, festa che a Campobasso è più sentita che altrove per via della tradizionale sfilata dei Misteri, ovvero rappresentazioni religiose con persone vere sospese su congegni particolari, portate per la città a braccio da uomini forzuti. Una tradizione antica, molto sentita, di cui i campobassani vanno giustamente fieri ed orgogliosi e che ogni anno si rinnova con grande partecipazione di popolo. Ovviamente prima di approdare a Campobasso mi aspettano le consuete incombenze pre–partenza sulle quali di solito mi arrovello in maniera malsana. In primis scegliere il mezzo di locomozione per il moto a luogo venutomi negli anni discretamente a noia. Il dilemma si propone già nelle ore serali, quando comincio a valutare i pro e i contro di partire con il pullman dalla stazione Tiburtina e i pro e i contro del famigerato treno Roma Campobasso dalla stazione Termini. Senza ombra di dubbio propenderei per il pullman se non fosse che devo partire di venerdì 21 giugno intorno alle 15 quando, cioè, tutto il mondo sembra aver pensato la stessa cosa che ho pensato io e si ritrova incastrato sull’A1 Roma Napoli, 100 gradi sotto il sole. Non mi va però meglio pensando a quello che mi aspetta optando per il treno delle 14.36 … Decido di rimandare l’arrovellamento a venerdì mentre lo sprazzo vitale che mi ha animato alla partenza si è già sufficientemente affievolito…

Venerdì 21 giugno 2019

Mi preparo una valigia con il minimo sindacale e vado a lavoro. Come ogni giorno affronto la metro B che, ovviamente, è senza aria condizionata. Un angosciante messaggio anticipa rallentamenti del servizio sull’intera linea per un vago e indefinito problema tecnico. Tra le fermate Piramide e Circo Massimo chiamo in rassegna tutti i miei cari estinti pregandoli di mettermi una mano sulla spalla e aiutarmi a mantenere la pazienza che sento diminuire ad ogni rallentamento e dopo un tempo piuttosto lungo arrivo a destinazione piuttosto sudata. Mi aspetta la solita camminata perché nel frattempo, da circa tre mesi, la fermata Barberini della linea A metropolitana è chiusa, ancora a causa di vaghi e indefiniti problemi di manutenzione. Con la mia valigetta decido impavida di affrontare il cammino, lo stesso che dovrò ripercorrere a breve al contrario, all’uscita dall’ufficio e la camminata mi aiuta a riprendere in mano la questione pullman contro treno, senza tuttavia ricavarne un ragno dal buco. Arrivata in ufficio chiedo consiglio, coinvolgendo le mie colleghe in una tavola rotonda sui pregi a favore del pullman e i difetti a scapito del treno per Campobasso e alla fine del dibattimento decido controcorrente (soprattutto contro me stessa…) a favore del treno. Intorno alle 14 prendo la via del ritorno per la stazione Termini. Non mi sfiora nemmeno per un secondo l’ipotesi di facilitarmi la vita chiamando un taxi. Non certo per avarizia…direi piuttosto per un insano meccanismo mentale che elimina dalla mia prospettiva tutte le soluzioni semplici a favore delle complicazioni inutili e percorro sotto il sole, ormai davvero cocente, le strade trafficate e inquinate del centro di Roma, con la valigetta che nel frattempo e’ diventata pure pesante. All’arrivo al piazzale antistante la stazione non c’è un filo d’ombra nemmeno a pagarla. All’ingresso controllo il monitor delle partenze che fa girare la scritta Campobasso per un paio di volte prima di aggiornarsi sull’inesorabile binario 20 Bis. A questo punto dello sprazzo vitale non è rimasto che un vago ricordo e cosi’, rassegnata, mi accingo a percorrere quelle centinaia di metri che mi separano dal binario sperduto e spacciato e, quando ci arrivo, vedo tantissima gente sotto il sole a picco ad aspettare l’arrivo del treno. Dopo dieci minuti, questo arriva, lento lento…

Sabato 22 giugno 2019

Devo ancora riprendermi dalle fatiche del viaggio che ormai alla mia età sfiancano parecchio. Ripenso con una certa sofferenza alla sensazione di oppressione vissuta sul treno, alla mancanza d’aria e di posti, alla gente in piedi. Alla necessità di questo treno balordo, dove non circola nemmeno l’aria semplice, figurarsi quella condizionata, di fermarsi a Cassino. Mi sfuggono le logiche in base alle quali un misero, piccolo e inefficiente collegamento tra Roma e il Molise debba servire anche il Lazio. Saranno logiche economiche che comunque non comprendo, visto che prendo questo treno da trent’anni e sono trent’anni che la gente di Cassino (ma anche quella di Campobasso, Isernia e Venafro) ci resta in piedi. Penso che se fossero logiche economiche ci si dovrebbe preoccupare comunque. Che a fronte di un biglietto che si paga si dovrebbe fornire, quantomeno, il posto a sedere alla gente. Ma io non posso capirle certe cose, ci rinuncio, sono troppi anni che mi faccio domande, troppi anni che non trovo risposte. Cerco quindi di cambiare prospettiva e rivolgo il mio pensiero alla città in festa, piena di bancarelle e di gente festosa ed allegra sotto il sole caldo d’estate.

Domenica 23 giugno 2019

Ci sono cose di Campobasso che i campobassani portano dentro per sempre. Se le portano ovunque, in qualunque parte del mondo si ritrovino a vivere. Tradizioni, luoghi e persone. Ma sopra di tutto un tremito del cuore che, anche quando passano gli anni, si risente sempre nello stesso modo, ogni volta. Al suono della banda dei Misteri, quel tremito l’ho ritrovato e sentito anche io nel mio cuore e al grido “Donzella donzella vietenne vietenne” lo confesso, mi sono un pochino emozionata. Quel tremito e’ stato una parentesi lieta che tutto sommato e’ valsa la pena. Dei treni malandati, delle autostrade intasate, del sole cocente e, in generale, di tutta quella roba li’ che chiamano estate.

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1 thought on “E la chiamano estate…”

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