Stamattina, mentre guardavo fuori da una finestra, ho visto un pappagallo verde sul ramo di un albero spoglio. Se ne stava immobile fissando il cielo grigio di una piovosa giornata di febbraio. Ho immaginato che riflettesse su dilemmi di vita piuttosto importanti e, ovviamente, mi sono sentita subito solidale con il suo stato d’animo che, altrettanto ovviamente, ho immaginato malinconico, con quella testolina a tratti abbassata a guardar giù lo scorrere delle cose, quasi sconsolata. Me ne sono stata lì ad osservarlo per un po’, provando ad immedesimarmi nel suo sentire di pappagallo verde, appoggiato ad un ramo spoglio d’inverno, e mi sono sentita proprio come ho immaginato che lui si sentisse, verde e fuori posto, in un contesto di rami grigi, finestre grigie e cielo grigio.
Questo piccolo transfert con il pappagallo verde è stato sicuramente dovuto al risveglio inconscio di un ricordo ormai assopito, un film che sono andata a vedere qualche anno fa dal titolo, appunto, “Un piccione seduto sul ramo riflette sull’esistenza”, un film assai strano incentrato sulla vita, che io non è che poi ho capito cosi’ bene che diavolo volesse dire ma che si merita tanto di cappello, fosse anche solo per quel suo fantastico ma a questo punto anche assolutamente realistico e senza ombra di dubbio evocativo titolo che quel benedetto regista svedese si e’ andato ad inventare!
Bravissima 😀😘 zia! 💜
😗😗😗😗