Oggi parliamo…

🎤🎧 … di ordine, disordine, matrioske, ricordi, coincidenze, libri, canzoni, amore …❤️📚🎵🎼🎶

Maggio staziona umile sotto un velo grigio d’autunno che mal si concilia con le sue doti. Le nasconde agli occhi ma non ai sensi, che sembrano comunque percepirlo lo stesso, con tutta la primavera che si porta addosso. Ci penso mentre me ne vado rincorrendo l’ordine della casa con una certa ansia e un discreto affanno. Corro continuamente con la sensazione di dover essere sempre da qualche altra parte, in barba a tutti i sani propositi zen e agli sforzi, direi comunque mai profusi, di concentrarmi sul famigerato “qui e ora”. Combatto con me stessa come nel mio cervello l’emisfero destro lo fa con il sinistro: mi immagino a gambe incrociate a respirare profondamente e a ripetere qualche mantra auto calmante e intanto corro da una stanza all’altra della casa a riordinare. Mentre ora sono qui penso solo che dovrei essere lì, dopo. La questione mi pare piuttosto nevrotica e, a un certo punto, non posso fare a meno di pensare a quando nella mia adolescenza potevo benissimo farmi sopraffare dai chili e chili di disordine della mia cameretta senza che questo mi arrecasse alcun disturbo. D’accordo, mi sono da allora replicata con geni via via differenti fino ad arrivare alla me stessa di oggi che non tollera il disordine e che, seppur contenga tutte le mie matrioske replicate, quando le scorro in rassegna tutte e a ritroso fino a quell’età più o meno dei 14-15 anni, mi fanno pensare che allora ero sì una persona normale ma, haimé, più o meno un’altra persona. Su questo pensiero mi fermo nel qui e ora benché in preda al rimpianto … dell’allora. Con perfetto tempismo lo sguardo si posa su Il libro dell’inquietudine di Pessoa che, una volta aperto a caso, dalla sua pagina 35 mi rivela l’interrogativo di Bernardo Soares su quel che sarebbe stato e non fu se non fosse stato un contabile. Mi sovviene alla memoria di essermelo talvolta chiesto anche io, soprattutto considerando quella mia stranissima propensione a fare le cose che non mi piacciono nella vita e ad esclamare spesso ma chi diavolo me lo ha fatto fare!!! Giusto a proposito mi sfoglio quindi il libro di Andrea Colamedici e Maura Gancitano che attira la mia attenzione con il colore sgargiante della sua copertina e che pure parla di lavoro e che, guarda caso, si intitola Ma chi me lo fa fare?…  Le coincidenze come al solito segnano i percorsi di alcune mie giornate come le mollichine di pollicino nel bosco. Io le seguo credendo che sia un bel po’ fantastico tutto questo incastrarsi di cose che vedo, che leggo, che sento. E mentre ascolto la canzone L’ amore non finisce della molisana Vittoria Iannacone con il testo della calabrese Annalisa Insardà, penso che solo qualche giorno fa questa cosa l’ho sentita proprio nel profondo, ricordando intensamente mia madre. ❤️😌

Penso spesso a come sarei, se protetto dal vento della fortuna e dal paravento della ricchezza, la mano onesta di mio zio non mi avesse mai condotto in un ufficio di Lisbona; e da quel luogo non fossi passato ad altri impieghi fino a raggiungere questa vetta a buon mercato di aiutante contabile, con un lavoro che è una specie di siesta e uno stipendio che mi permette di vivere. So bene che se quel passato che non fu fosse stato, io oggi non sarei l’uomo in grado di scrivere queste pagine indubbiamente più belle (perché almeno sono alcune pagine) di quella nessuna pagina che in circostanze più favorevoli avrei soltanto vagheggiato. Perché di fatto la banalità è una forma di intelligenza, e la realtà, soprattutto se è stupida o ingrata, è un complemento naturale dell’anima. Devo al fatto di essere un contabile una gran parte di ciò che posso sentire e pensare come negazione e fuga dai miei doveri.

13 (133) Il libro dell’inquietudine di Bernardo Soares – Fernando Pessoa

Share:

Leave a reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.