E’ da un po’ di giorni che per la testa mi gira una parola ogni volta che sento parlare o penso al coronavirus e questa parola e’ falla. Mi aiuto con il vocabolario dove trovo “sostantivo femminile: ampio squarcio prodottosi nella continuitĂ  di una parete a diretto contatto nell’acqua. Nel linguaggio militare: cedimento in un tratto del fronte, con penetrazione in profonditĂ  del nemico nelle proprie linee. Figurativo: motivo di perdita notevole.” Ecco, il vocabolario mi aiuta sempre parecchio a chiarire i miei stessi pensieri e a volte mi dĂ  conferme sulle mie intuizioni. Perche’ non credo che ci sia parola piu’ adatta, piu’ evocativa e piu’ corretta di falla per rappresentare al meglio il fenomeno coronavirus, i suoi effetti sul mondo intero, sulle nostre vite, sul nostro pensiero. Ci sarebbero da scrivere pagine e pagine di considerazioni su questo. Ma la responsabilitĂ , questa parola sconosciuta a cui siamo ormai tutti così poco abituati a dare un senso e a collocare nelle nostre vite, mi trattiene dal farlo. In una situazione grave ed eccezionale come questa credo che le parole contino molto e soprattutto conti l’autorevolezza di chi le scrive o di chi le pronuncia. Purtroppo, tra le tante, c’e’ una falla grossa nel nostro mondo che il coronavirus porta alla ribalta e cioè che i milioni di parole, di commenti, di idee, di polemiche a cui siamo abituati, i milioni di “io penso” che imperversano in rete, sui social network, nelle tv ecc ecc, non fanno altro che ritardare la percezione di un fenomeno che proprio sulle nostre falle prolifica e diventa pericoloso. Purtroppo siamo tutti troppo abituati sempre e comunque a sdrammatizzare, minimizzare tutto. Abbiamo bisogno di questo per continuare a sentirci invincibili e quindi sicuri e, di contro, ci stupiamo se c’e’ gente che pensa, ingenuamente, di continuare a fare la propria vita rifiutando l’idea di una limitazione della propria libertĂ . Credo che sia arrivato il momento di riflettere seriamente. Di fare un po’ di sano silenzio. Utilizzando questo tempo così nuovo e strano per meditare e di fare seriamente qualcosa per riparare, se ancora possibile, le nostre falle.

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