A volte ripenso a quello che sento dire in giro, frasi carpite di passaggio, battute, invettive e tutta quella roba lì che si raccatta ascoltando la strada. E ci sono cose che mi fanno sorridere, che davvero penso a come se le inventa la gente, come fa ad esprimere così bene concetti e situazioni, spesso solo con una immagine o un modo di dire. I romani trovo che in questo siano davvero maestri. L’altro giorno, per esempio, stretta nella pressa quotidiana della metro – che era pressa pressa davvero, mica così, solo per dire – una ragazza che mi si era, per così dire, adagiata addosso,  ha simpaticamente reso l’idea della situazione definendosi un pezzo di tetris incastrato.

Al tetris, in tanti anni di metro, non ci ero ancora arrivata e sinceramente quell’idea così colorata ha alquanto migliorato la prospettiva di un viaggio che a luglio diventa, se possibile, più infame che in altri periodi dell’anno. Quella ragazza che come un pezzo di tetris mi si era incastrata addosso, a me, altro pezzo di tetris colorato a mia volta incastrato su qualcun altro, alzando gli occhi al cielo ha poi aggiunto “aiutiamoci tra noi”.

Queste parole, insieme all’immagine del tetris incastrato e colorato, hanno definitivamente rallegrato il mio rientro a casa. Perché ripensandoci a quell’aiutarsi di gente sconosciuta – che nel giro di poche fermate diventa così intima, sì proprio da aiutarsi vicendevolmente, fosse anche reggendosi per le  braccia in una frenata più brusca o che so, spostando il piede quel tanto che basta a fare accomodare meglio quelli vicini –  mi sa tanto di umanità, di solidarietà. Concetti ai tempi nostri che ci siamo bellamente dimenticati e che invece dovremmo tutti un po’ di più coltivare nelle nostre vite, fosse anche cominciando per qualche minuto lì sotto, sì proprio lì, sotto la metro.

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