Stamattina, durante la consueta attesa alla stazione Termini della metro, mimetizzata tra la gente che come me a quell’ora deve andare a lavorare, tutta presa dalle pagine di un libro che sto leggendo (che sì, leggo nella metro, durante le attese, sulle scale mobili oppure nei vagoni in viaggio tra una fermata e l’altra perché ad un certo punto della mia vita ho deciso che dovevo in qualche modo salvaguardarmi dagli attacchi d’ansia per i miei ritardi oppure per quelli della metro, o che so io, dalla rabbia per i continui guasti dei treni e per il notorio sovraffollamento), dicevo…immersa nella lettura delle pagine di un libro dal titolo “Esploratori dell’abisso”, lì sulla banchina, al bordo della famigerata linea gialla, quella a ridosso di ben altri abissi, che dagli altoparlanti una voce di donna invita a non oltrepassare, prima con tono normale, poi via via sempre più spazientito, rivolta a gente come me, il cui unico scopo di quel momento è quello di avere la meglio su quel centimetro quadrato di spazio che ti consente di guadagnare il tuo misero posto nell’appunto abisso della metro, dicevo…in questo momento quotidiano che scandisce ormai la mia vita da oltre un ventennio, che mi ha regalato le più svariate sensazioni, che mi ha dato comunque la possibilità di meditare a “strapiombo” sull’esistenza, che mi ha ispirato tanti e tali pensieri da acuire il mio già spiccato senso del sentire e vivere ai bordi, ma forse anche dentro ai miei di abissi, dicevo…in tutto questo momento così descritto, sono stata ridestata dalle parole del mio vicino di attesa che, ai limiti ampiamente oltrepassati della linea gialla, rispondendo incautamente ad una telefonata giunta nel momento poco opportuno di quasi arrivo del treno, ha proferito la frase: “sono in una situazione complicata”, ridestandomi dall’abisso della mia lettura e conducendomi direttamente all’arrivo imminente della metro, nell’abisso, cioè, di quel momento in cui il monitor annuncia l’arrivo del treno, e subito dopo che a quello successivo mancano “appena” 4 minuti (che più che una situazione complicata, per chi come me frequenta la stazione Termini la mattina presto, io direi che si tratta di una vera e propria sciagura) e dunque, mentre io ero lì che realizzavo l’abisso in cui stavo per cadere nell’eventualità di non riuscire a salire sul treno, quel treno eccomelo lì che a pochi centimetri dai miei piedi comincia a rallentare, per poi fermarsi proprio in quel punto in cui la prima porta utile per entrare nel vagone non è di fronte a me ma un po’ spostata di lato, come dire in un momento di lato a quello giusto che quindi, proprio perché di lato, è come se fosse da me lontano un vero e proprio abisso, tale da rendere quella complessa “situazione complicata” una sfortuna abissale, talmente precisa da diventare quasi ridicola e farmi realizzare nell’istante stesso in cui tutto ciò accade che nei milioni di situazioni complicate come queste ormai vissute, la mia capacità inconscia della scelta delle mie letture per il contesto sotterraneo della metro si è decisamente affinata.

 

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3 thoughts on “Una situazione complicata”

  1. Pensa una situazione complicata all’ora del vago…..
    Meglio leggere : La rivoluzione del coniglio. Come il buddismo mi ha cambiato la vita
    😘
    gl

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