Nella mia vita mi sono spesso chiesta perché ho la fortuna di essere fortunata se tutti gli uomini sono uguali agli occhi di Dio e sono sempre stata poco incline a rallegrarmi di questa mia fortuna. Forse perché ho il difetto dell’empatia verso il mondo, un difetto brutto parecchio, che mi fa vivere le cose degli altri nemmeno fossero le mie e che, quindi, a conti fatti spesso mi fa dire “ma di cosa mai dovrei rallegrarmi?” Ho sempre pensato che se la gente si rallegrasse un po’ meno della propria fortuna e provasse, anche solo per un momento, a sentirlo fino in fondo il dolore del mondo, probabilmente la fortuna potrebbe in qualche modo rivelarsi quantomeno utile e forse un po’ piu’ giusta, non solo qualcosa di cui rallegrarsi, piombataci addosso a casaccio dal cielo. Io davvero non ci posso fare niente se ho sempre pensato che non c’è nulla di più vicino all’umano della banalità. Di quanto umana sia la banalità di questo sentimento di gratitudine verso la vita che ci coglie quando pensiamo di essere fortunati nell’essere stati prescelti dal cielo ad essere fortunati. Un’umana banalità che ci annebbia la mente rendendoci miopi ed illudendoci che quella fortuna che per fortuna ci è toccata, durerà per sempre. Al punto che, se mai per sfortuna capitasse il contrario, questo ci coglierebbe così impreparati da farci sprofondare in un baratro senza ritorno e senza alcuna speranza. Grazie anche alla nostra società, che ci darebbe allora il colpo di grazia. Una società che di socievole e sociale ha veramente ben poco, una società fatta di uomini soli che si rallegrano della propria fortuna, che si vergogna delle proprie imperfezioni, che non si cura delle persone malate, di quelle infelici, di tutti i poco fortunati. Una società che cancella e dimentica piuttosto che lottare, affiancare, aiutare, supportare chi da solo è costretto a salire scale strette senza nemmeno la forza di potercela fare.

Io ho un fratello che con sua moglie dal cielo non è stato prescelto per questa  fortuna. Un fratello che è un uomo grande ma soprattutto un grande uomo, che la vita lui la ama lo stesso. A cui per fortuna “è rimasto Dio” e che, nella sua semplicità, scrive della sua debolezza, del suo salire ogni giorno una scala stretta che, se solo il mondo fosse stato un po’ meno intento a rallegrarsi della propria fortuna, magari avrebbe potuto esser perlomeno più larga.

 

 

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2 thoughts on “Rallegrarmi… io?”

  1. Sono sicura che sono persone come te che prima o poi renderanno la nostra societá migliore. È possibile. Ne sono sicura anche perchè so che c’è Qualcuno che ha giá indicato la strada da seguire per potercela fare😘

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