Anto legge Ale ❤️
A fermarmi in tempo dalle scelte azzardate per i miei capelli potevo sempre contare sul ricordo dell’ondulazione a volumi naturali che mi aveva a suo tempo prospettato il mio ex parrucchiere. Quella che poi era diventata un monito per le indecisioni degli anni a venire, per le tentazioni in cui spesso rischiavo di cadere. Erano quelli giorni per me un po’ delicati e, con un figlio nato da poco, una semplice permanente, ringiovanita sotto le vesti più moderne di un’ondulazione a volumi naturali, era veramente l’ultima cosa che mi servisse. Mi ero ritrovata con questa testa estranea sulla testa che, per una che i capelli li ha sempre avuti lisci e desiderati ricci, è pure una cosa strana da spiegare. Ma insomma, forse era un po’ tutto quello che avevo intorno che mi era diventato estraneo. Non solo la testa. Erano giorni in cui sembrava che avessi perso la fantasia, come se questa fosse annegata in un improvviso temporale. Scorrendo nei tombini per la strada, avevo avuto la sensazione piuttosto marcata che si fosse congedata dalla mia vita. Me ne restavo lì a crogiolarmi nel suo ricordo e pensavo cose difficili da ricordare. Cose vuote e anche leggere, come le nuvole, che mi ricordavano le storie che a volte mi raccontava mia madre. Lei a sei anni aveva visto Dio passare nel cielo, su una carrozza dorata, con i cavalli bianchi e tutto intorno una meravigliosa luce. Ne aveva provato una felicità difficile da raccontare che a me aveva sempre fatto pensare che Dio esiste per davvero e che magari ha pure la barba bianca. Dal canto mio e del mio sentire ingarbugliato, mi ci appoggiavo sopra a quelle nuvole del cielo con lo sguardo di una che assortamente pensa senza fantasia, con i capelli e l’anima arricciati e con quella sensazione arruffata che mi si era messa dentro. Come quando il cuore e pure il cervello si scompigliano e s’increspano, proprio come si impicciano i capelli. Me la prendevo comunque un po’ troppo con quei capelli ondulati. Tanto che non li potevo proprio sopportare. Se incontravo mamme come me per la strada mi chiedevo se anche per loro ci fosse un qualche ingarbugliamento simile al mio a pesargli sulla testa. Che so, capelli troppo lisci, poco arricciati o mediamente ondulati. Ma io ho sempre sbagliato a espandere i miei limiti pure sugli altri, a estendere il mio essere al resto del mondo e a quelli che di limiti ne hanno ben altri o che addirittura è probabile che di limiti non ne abbiano affatto. Mi chiedevo così, forse più del dovuto, che diavolo avevano invece da sorridere quelle altre mamme incontrate per caso e che pure con i capelli troppo lisci o troppo ricci, a sorridere non perdevano mai tempo. Sorridevano sempre, sorridevano troppo. Anche con i capelli sbagliati in testa, loro, imperterrite, sorridevano. Al contrario di me che mi rabbuiavo su quelli miei, estranei ondulati, e che di sorridere ne avevo davvero poca, anzi pochissima, voglia.
Come un pappagallo verde su un ramo grigio d’inverno
Voce di Antonietta Sale
