🎧📞🎤 Alla ricerca della quadra tra il disincanto del sognatore e la consolazione della profondità (passando accidentalmente per la magagna dell’insoddisfazione dei capelli).
“a volte mi capitano momenti tormentosi, molto tormentosi … In quei momenti comincio a credere che non saprò mai vivere la vera vita, e mi sembra di aver perduto ogni misura, ogni senso della realtà, della verità. Maledico me stesso, e, dopo le mie fantasticherie della notte, mi capitano momenti di delusione terribili. Ed intanto odo il rumore della folla, che gira intorno a me, turbinosamente, odo, vedo vivere gli altri uomini nella realtà. Vedo che per quelli la vita non è un peso, che non si dilegua come un sogno, come una visione. La vita di quegli uomini si rinnovella eternamente, eternamente giovane, e nessun’ora è simile all’altra, mentre i miei pensieri sono tristi, monotoni, perfino triviali, pieni di spavento, schiavi dell’ombra e della prima nube che improvvisamente offusca il sole e colma di angoscia un vero cuore pietroburghese, tanto appassionato di quel sole. Quanti pensieri in quell’angoscia! Poi la fantasia, l’inesauribile fantasia, si sente spossata, stanca di quella tensione continua. Avanzando negli anni si scacciano gli antichi ideali, ed essi cadono in polvere, si spezzano in tanti frammenti, con i quali si vuol ricostruire la vita passata, a meno che non si pensi di iniziarne un’altra, una vita nuova. Ma intanto l’anima chiede, vuole nuove cose. Il sognatore fruga invano tra i vecchi sogni, come fra la cenere, cercandovi una piccola scintilla, per soffiarci sopra e riscaldare col fuoco ridestato il proprio cuore freddo e per farvi risorgere ciò che prima gli era tanto caro, tutto ciò che lo commuoveva, che gli faceva ardere il sangue, che gli strappava le lacrime agli occhi e lo illudeva meravigliosamente.”
Fedor Dostoevskij – Le Notti bianche
“…mi sembrava che non avrei avuto la forza di tenere ancora a lungo avvinto a me quel passato che discendeva già così lontano. Se almeno essa mi fosse stata lasciata abbastanza a lungo da poter condurre a compimento la mia opera, non avrei mancato anzitutto di descrivervi gli uomini, anche se questo avrebbe potuto farli somigliare ad esseri mostruosi, come occupanti un posto ben altrimenti considerevole, accanto a quello così angusto riservato loro nello spazio: un posto al contrario prolungato a dismisura, – poiché essi toccano simultaneamente, giganti immersi negli anni, età così lontane l’una dall’altra, tra le quali tanti giorni sono venuti a interporsi, – nel Tempo.”
Marcel Proust – Alla ricerca del tempo perduto – Il Tempo ritrovato
