Anto legge Ale ❤️
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“Aiuto, aiuto” mi esce scritto bello grande e in grassetto. Forse perché, dentro a quel sogno che voglio raccontare, penso di urlare. E invece la voce non esce e se ne resta muta, mentre cerco di comporre un numero di telefono che non riesco a ricordare. Ripeto la sequenza di quel 6217030 che è in qualche parte del cervello, ma a 17 non riesco ad andare avanti e mi si ferma lo zero nella gola, si incastra, mi va di traverso. Comincio a tossire per sputarlo, quello zero maledetto dimenticato che mi sta facendo strozzare. Sudo freddo mentre il respiro entra solo nel naso e si ferma a metà strada per quello zero di traverso e io continuo a tossire e a tossire così che, proprio sul più bello, mentre penso che la mia vita è ormai finita lì, mi ha piantato in asso e che mai mi sarei aspettata di morire così, in questo modo balordo, (che vallo a raccontare che sono morta per uno zero di traverso dimenticato in un sogno) ecco, dunque, proprio quando non riesco proprio più a respirare, quello zero si mette allineato con la mia trachea e un fiotto di ossigeno riesce finalmente a passare e ad entrare nei polmoni. “Sono salva”, penso mentre quello zero mi gongola sornione in gola, tutto bello allineato al diametro di quel tubo della mia trachea, che torna a far passare l’aria e a favorire la respirazione. Riprende normale anche il battito cardiaco che lo zero andato di traverso aveva fino a qualche minuto fa seriamente compromesso. Talmente tanto che già avevo visto scorrere tutta la mia vita davanti e mi vedevo morta da sopra mentre la mia anima, pesante quanto quello zero spaccato traditore e di traverso, se ne stava lieve a guardare come i curiosi sull’autostrada. Per la mia presunta morte niente di particolarmente rilevante e cruento. Uno zero vale sempre poco o niente anche quando è un assassino e ti si posiziona storto nella gola per un delitto perfetto. In realtà me lo ero solo dimenticato nel sogno, mentre cercavo di digitare la sequenza di un numero di telefono sulla tastiera di una cabina arancione. I gettoni inesorabili, indifferenti a quella tragedia della dimenticanza, ci cadevano senza alcuna pietà dentro. La mia morte per quello zero sarà durata una manciata di secondi che parevano un’eternità che era invece solo un’impressione. Bastava infatti aprire gli occhi che lo zero e la morte, ivi compresa la cabina telefonica, i gettoni bastardi e l’eternità che era solo un’impressione, scorressero tutti insieme via, in un battibaleno come quando si scarica lo sciacquone. Via, tutto scorre via. Lo zero lo sputo svegliandomi di soprassalto ed eccola lì, in tutta la sua interezza, la sequenza ricordata: 6217030. Me la ripeto e quella scorre fluida come se non fosse mai successo che, accidenti a lei, ci stavo rimettendo le penne nel sogno. Per uno zero del cacchio che chi sa dove si era nascosto. Mi dico come ho potuto dimenticarlo visto che adesso, invece, diavolo se me lo ricordo! Me lo ricordo, me lo ricordo, pure se quello era un numero di telefono del secolo scorso. Decido infatti che appena esco me lo vado o giocare al lotto: 62-17-30, un bel terno secco. Senza lo zero bastardo, ovvio. Quello non vale niente, nemmeno mi ha fatto morire nel sogno. Sì, terno secco da giocare tre volte sennò non vale. E infatti non vale, che non esce la prima, non esce la seconda, e non esce nemmeno la terza tanto che ci rimetto trenta cacchi di euro, porca di quella miseria! Perché lo zero non è mica vero che non conta. Conta, conta, tanto che la combinazione poteva pur essere una quaterna secca: 6-21-70-30 sulla ruota di Roma. Ma perché non ci ho pensato? Perché ho dato per scontato che quello zero che non mi aveva fatto morire alla fine qualcosa, con questa concessione, mi voleva dire? In effetti, se ci penso adesso, uno zero deve pur contare se può decidere di farti morire mettendosi di traverso, oppure di salvarti allineandosi al diametro di un tubo. E sì, caspita se conta uno zero che può decidere il bello e il cattivo tempo! Come ho potuto pensare che non contasse? Si sarà di certo offeso della mia bassa considerazione. Sì, si è senz’altro offeso anche della mia poca gratitudine e adesso mi si è di certo rivoltato contro. Povero di uno zero umiliato e offeso che chi sa che razza di malocchio mi ha scaraventato contro. Tanto che mi tocca fare palo santo per i prossimi trent’anni, se ci campo, e con la coda tra le gambe sotterrarmi il capo sotto la cenere a chiedergli mille volte scusa per la mia dimenticanza e per questa colpevole, accidenti a me, poca considerazione della sua valenza.
Voce di Antonietta Sale