Cara Ale,
tu dici che il tempo è il tuo psicologo, io il tempo non lo sopporto, non mi fido di uno che arriva sempre dopo, quando ormai le cose sono già successe e me le sono già vissute male, fino in fondo. Io non voglio capire tra dieci anni quello che sto vivendo adesso, non mi interessa diventare lucida quando ormai non serve più a niente. Il tempo aggiusta, sì, ma mentre lo fa cancella anche qualcosa e no, non mi piace affatto.
Mentre le vivo le cose non dico di capirle subito ma dentro di me avverto una vocina che mi mette in guardia, analizza, dice: Anto, fermati! Ma io sono troppo testarda e incosciente per ascoltarla. Non è che non vedo. Vedo tutto, vedo quando qualcosa non va, sento anche che mi farò male, ma è più forte di me, ci resto lo stesso dentro, come se una parte di me volesse arrivare fino in fondo, pur sapendo come va a finire. Forse è lì che stanno le combinazioni di cui parli tu. Mi hai chiesto di parlarti delle mie…
Non esiste una sola versione di me quando amo. C’è una me che si tuffa nell’amore e un’altra che osserva in silenzio il momento in cui inizierà a ritirarsi. E queste parti non si parlano mai davvero, vanno avanti insieme per un po’, finché una prende il sopravvento: quella che vive e quella che osserva, quella che soffre e quella che aspetta, quella che non ama più e quella che esplode e scappa. E sai qual è la cosa che mi colpisce di più ripensandoci? Ho voluto spingere il pedale dell’acceleratore nonostante quella voce iniziasse ad essere sempre più forte, molto più chiara. Non era più un dubbio. Non era più una sensazione vaga. Era una certezza che si ripeteva: stai attenta, ti fai male, fermati.
E io l’ho sentita tutta.
E nonostante questo sono rimasta. Non perché non capissi. Non perché sperassi in qualcosa di diverso. Sono rimasta perché quella passione dovevo viverla. Perché quella fame non la spengo, non la metto da parte, non la rimando. Non me ne frega niente se poi il tempo mi spiegherà qualcosa. Non ne ho bisogno. Perché mentre sono dentro lo so già. Lo so quando mi dico Anto ti fai male, Anto fermati, Anto smettila. Solo che quella voce non basta a fermarmi. Perché quel soffio di vita così forte io ho bisogno di viverlo. Anche sapendo tutto il resto.
Io ho amato uomini mentre dentro di me stava già crescendo la donna che avrebbe smesso di amarli, era già lì, seduta accanto a me mentre dicevo “ti amo”. L’anti me non arriva dopo, è presente da subito, solo che all’inizio non la guardo, figurarsi se l’ascolto. Si può amare qualcuno e nello stesso tempo iniziare a perderlo, non perché lui cambi ma perché cambi tu e questo non lo sistemi con il tempo, magari il tempo te lo spiega ma quando lo fa tu sei già un’altra. Non credo che capiamo dopo, è che mentre viviamo scegliamo di non interrompere. Il tempo arriva e si prende il merito e noi gli diamo pure ragione.
Ma la verità è che ero già lì, davanti a tutto.
E so già che quella voce tornerà: Anto,fermati!
Poi vedremo.