Cara Anto, riprendo possesso delle mie facoltà mentali dopo uno di quei dormiveglia che di solito mi assalgono mentre cerco di capire cosa mai possa scrivere io di nuovo che non sia stato ancora scritto. Durante la ripresa di coscienza, mi è piombata sulla testa una riflessione arguta quanto, soprattutto, onesta: non solo non ho nulla di originale di cui parlare ma, volendo nonostante ciò comunque continuare a scrivere, non posso permettermi il lusso di sprecare nemmeno una delle mie parole. Lasciarle chiuse nei cassetti non è dunque roba che faccia al caso mio e della mia frequente tabula rasa cerebrale. Io per trovarle, le mie parole, ho sempre fatto una fatica bestiale e tocca quindi, nei limiti del possibile, economizzare.  Ho così passato in rassegna  le cose che ho scritto rimaste incompiute,  tutti i pezzi, cioè,  di materia disseminata un po’ qui, un po’ lì, ancora da plasmare. Idee, spunti, accenni di pensiero rinchiusi in qualche parola appuntata nei diari. Cianfrusaglie sparse in cassetti disordinati, profondi come i cappelli dei maghi, che restituiscono sempre qualcosa: conigli, fazzoletti annodati, fiori di carta, coriandoli colorati oppure appunti di storie, pure se mai inventate. Io sono una dai cassetti di incompiuto sparso, sai quelli dove ci rimesti dentro alla ricerca del tempo perduto? C’è sempre qualcosa che mi impedisce di fare spazio e di buttare quell’incompreso in un tempo, che un istinto mi ha trattenuto dal gettare. Forse perché confido, appunto, nel tempo che, a tal proposito, ha la capacità di svelarmi l’incomprensibile del mio incompiuto. Sempre, però, in un altro tempo rispetto a quello in cui quell’incompiuto l’ho creato, per poi nasconderlo dentro a un frammento di un’idea, rimasto solo annotato sulla pagina di un diario. Devi sapere, amica mia, che il tempo è il mio psicologo per eccellenza, con il quale affronto sedute parecchio analitiche allungata sul lettino. Parlo, parlo, spargendo a iosa parole perché so che lui conosce il fatto suo e il suo mestiere lo sa fare bene. Sul bloc-notes annota infatti tutto, come quei dottori con gli occhiali poggiati a metà naso che scrivono, scrivono e scrivono senza degnarti nemmeno di uno sguardo, (tanto che a un certo punto ti fanno pure un po’ incazzare e dire tra te e te ma che minchia ti scrivi stronzo che nemmeno mi stai a sentire) e che un giorno, come un asso tirato fuori da una manica del frac del mago Silvan, ti restituisce la tua cartella medica, con tutte le cose che tu gli hai raccontato, descritte puntualmente, per filo e per segno (facendoti sentire, a tal proposito, pure una vera merda per aver pensato male). Ecco, il tempo è il mio analista, quello che mi lascia lo spazio per far fare tutto a me: cantarmela, suonarmela, scrivermela, leggermela, rinchiuderla nel cassetto, riaprirla, rileggerla, non capirla, riscriverla, rileggerla, comprenderla, recuperarla.

La domanda del giorno intanto è la seguente: devo sempre attraversare tutto questo per riuscire finalmente a comprendere le mie stesse parole e dargli un senso compiuto? Cioè, per spiegarti: hai presente quel fenomeno dell’invecchiamento per cui foto del presente che fanno rabbrividire per quanto sei brutta, se le riguardi dopo qualche anno ti vedi invece bella? Ecco, a volte c’è bisogno del tempo per capire se siamo brutte oppure belle o quello che realmente siamo (e, per la proprietà transitiva, la stessa cosa potrebbe essere per afferrare completamente quello che volevamo un tempo dire con le nostre parole). Ma così potresti obiettare siamo sempre indietro. E come darti torto se riusciamo a vedere veramente quella parte di noi che ci era sfuggita, quando c’era, solo quando quella parte di noi non c’è più perché nel frattempo è passato il tempo?

Detto questo ieri ho ritrovato degli appunti nel cassetto:

Lei e anti lei

Lui e anti lui

Relazione principale: Lui e Lei

Anti-relazione: Lui e anti lei

Anti-relazione: Lei e anti lui

Sì, indubbiamente credo volessi cimentarmi a scrivere una storia d’amore con protagonisti un lui e un anti lui e  una lei e una anti lei. In un groviglio di combinazioni in cui forse si potrebbe realizzare una storia d’amore. Nel frattempo che io rifletta ancora qualche altro anno su cosa intendessi, all’epoca, per lei e anti lei e lui e anti lui e sulle loro possibili combinazioni, aiutami tu amica mia a farla finita e raccontami le tue combinazioni d’amore che sono curiosa…

 

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