Cara Ale, in questo periodo sto girando intorno a una cosa che conosco da sempre: la paura. Io non ho una paura sola. Ne ho tante. Guidare, allontanarmi, uscire dalla mia zona di comfort, restare sola davanti a qualcosa che non controllo. Anche partire, a volte, basta a mettermi in allarme. È come se muovermi, anche solo un pò più del solito, significasse uscire da un equilibrio che, per quanto stretto, conosco, e quindi perdere quella sensazione minima di controllo che mi fa sentire al sicuro. Nel corso degli anni ho aggiunto qualcosa a questo elenco di paure e mi sono semplicemente detta che io ero così: una persona ansiosa, fragile, una che si spaventa facilmente. Una definizione rassicurante. Ma non è tutto lì. Non è il mondo che mi spaventa davvero. È quello che succede dentro di me, o quello che potrebbe succedere dentro di me, quando provo ad essere libera. Se io dovessi partire davvero, se uscissi da sola, se facessi tutto quello che finora mi ha spaventato e che ho evitato, se anche solo per un attimo smettessi di trattenermi, io non riesco a immaginarmi più tranquilla. Mi immagino enorme. È questa una parola che non so spiegare bene, ma è quella che torna ogni volta: enorme. Non ha a che fare con l’essere più forte o più sicura. Non è una versione migliore di me. È qualcosa di sconosciuto che ancora non riesco ad afferrare, ma che sento. È come se, nel momento in cui provo a immaginarmi libera, qualcosa dentro di me cominciasse a sciogliersi. E insieme a questo, da dentro, sento una voglia di ridere. Immotivata. Una risata che parte dal profondo e viene su piano, ma con forza. Una risata che non ho mai lasciato uscire davvero, che ancora adesso blocco. Una risata che forse è rimasta lì per anni, trattenuta, compressa. E lì mi fermo. Perché è proprio in quel punto che mi spavento.

Trattenermi mi ha dato sicurezza. È stata, per molto tempo, l’unica possibilità che ho avuto. Non avevo altri strumenti. Ero troppo piccola per averne. E questa cosa mi è rimasta anche adesso. È diventata l’unico modo in cui riesco a vivere, il modo in cui mi proteggo. Per questo cambiare mi spaventa. Perché sì, potrei essere libera. Ma penso a quello che succede a me dentro quella libertà. A come potrei diventare. E quella parte di me io non la conosco. Non so come si muove. Non so quanto spazio prende. Quindi la mia paura non è nelle persone, nella strada, nel partire o nello sperimentare. È in quello che potrebbe accadere se smettessi di trattenermi. Perché è lì che mi sento enorme. E a volte mi capita di fermarmi e parlarmi. Di chiedermelo davvero. Anto, ma se tu smettessi di trattenerti, cosa succederebbe? E allora mi vedo lontana. Mi vedo che vado. Che non mi fermo. Che prendo spazio. E subito dopo mi viene questa domanda. Se divento davvero così, cosa rischio di lasciare indietro?

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