Cara amica mia, se c’è una sensazione che non sono mai riuscita a spiegare con le parole, è questa che sto provando adesso. Mi chiedo se le sensazioni possano essere descritte, condivise, capite.  E mentre me lo chiedo mi dico anche che non mi importa veramente nulla di avere la risposta a questa domanda. Mi chiedo infatti le cose solo per prendere tempo, e perchè non so che fare. Se anche riuscissi a descriverla questa mia sensazione, la circostanza che qualcuno possa poi riconoscerla sua,  possa cioè immedesimarcisi dentro, cosa diavolo vuoi che cambi di quella mia? Star qui a scriverti di questo fa in fondo parte solo dell’incapacità di sopportarla. Il malessere fisico sembra essere un tutt’uno con quello morale, quasi fossero due corpi che si aggrovigliano e si avvitano l’uno dentro l’altro. No, nessun riferimento a un atto d’amore. Piuttosto uno sfregamento tra materiali  che amplificano nel loro contatto la loro disarmonia  e fanno solo rumore, rumore, rumore. Non mi ricordo nemmeno la parola che dovrei usare per descriverlo quel rumore, quando qualcosa… ecco, mi è venuta la parola: quando qualcosa stride. Vado a vedere sul vocabolario e trovo che stridere significa emettere un suono acuto, aspro e penetrante, spesso sgradevole, tipico di oggetti metallici, freni o animali come cicale e uccelli. In senso figurato, indica un forte contrasto o disarmonia tra elementi. Il mio malessere fisico potrebbe quindi dare l’impressione di andare a braccetto con quello morale, quasi da far pensare a due corpi che, amoreggiando tra loro, si aggrovigliano e si avvitano l’uno dentro l’altro. E invece no. Sono corpi in contrasto, in disarmonia totale tra loro, che si avvitano stridendo, quasi che la ruggine di cui sono ricoperti avesse la voce e, con la disarmonia insita nelle sue corde vocali, amplifica insopportabilmente il suo rumore molesto.  Quando si avvicina in superficie dopo aver percorso chilometri di profondità per risalire, mi fa esplodere al centro del petto un calore innaturale, un fuoco che brucia la pazienza, la riduce a brandelli, in mille pezzi inceneriti. Il mio malessere fisico se ne va a destra, quello morale a manca e non c’è spazio per niente se non per il male che invade, porca miseria,  tutto. Ho bisogno di scrivere per scrivere, solo questo. Solo questo per sopportare il rumore dei miei denti mentre li digrigno, il fastidio dei bambini che urlano sotto al cortile, il mal di schiena che mi ha bloccato in un dolore che non si placa in nessuna posizione. Che è come la  mancanza di mia madre ad aprile, quando  tutto ciò che rinasce mi ricorda solo la sua morte.

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