Cara Anto, ti scrivo per dirti che mi è piaciuto parecchio il tuo scendere nel profondo di un concetto che forse ci limitiamo a intravedere tra le strettoie delle  nostre sovrastrutture, quelle che così tanto spesso ci aleggiano (appunto) sopra il cervello condizionandolo e manipolandolo a loro uso e consumo. La profondità per questo scopo non è assolutamente contemplata. Si resta in superficie in compagnia di infingarde convinzioni, che ci trattengono, con illusionismi e giochi di prestigio, nelle nostre gabbie che, addirittura,  si trasformano in qualcosa di naturale mentre la libertà resta sempre più, viceversa, una realtà scomoda, difficile pure da concepire.

Eh sì, amica mia. La libertà non è solo una parola e nemmeno un dato di fatto scontato della nostra vita. Forse perchè non ci è dovuta affatto a prescindere, non ci piove dal cielo. Nè dentro il nostro mondo interiore, nè in quello che abitiamo fuori. La libertà è estremamente faticosa. Ha bisogno di troppa roba per essere concepita: concentrazione, centratura, equilibrio, ragione, forza di volontà, determinazione, coraggio. Attitudine alla fatica, che mal si concilia alla pigrizia, alla mollezza, all’apatia, tutto quello cioè che ci fa naturalmente accomodare in quelle nostre gabbie sicure, su quegli appoggi dai quali prendere la rincorsa è impresa così tanto ardua da disturbare il nostro sonno.

Ho capito tutto quello che volevi dire. Paradossalmente, secondo questa prospettiva tra le strettoie della nostra mente, la libertà è bella come un cielo azzurro, di cui noi intravediamo solo un minuscolo pezzetto. Ci basta ad immaginare il resto della sua sconfinata consistenza? O meglio, saremmo capaci di sostenerla quella sconfinatezza del cielo della libertà?  Forse siamo esseri troppo piccoli per  bastare a noi stessi. E forse lo siamo così naturalmente che abbiamo un continuo bisogno di appoggi in cui limitare il nostro cielo.

Non lo so, Anto. Forse ti dico una stronzata grande come una casa ma io non credo che siano molti quelli che ambiscono davvero alla libertà. Lo so che il pensiero è pessimista ma la realtà non sempre è confortante.  Spesso si nasce e si muore dopo aver vissuto senza alcuna cognizione della libertà. E la realtà potrebbe essere che in quella mancanza di cognizione, paradossalmente,  ci si potrebbe essere sentiti addirittura liberi.

Se ci si addentra, tutto si complica, questo è sicuro, ma per me restare in superficie è come guardare il cielo solo dalle strettoie delle nostre convinzioni. La  speranza che mi rianima  di ottimismo è che la profondità è  l’unica vera strada da percorrere per poter quantomeno immaginare la vastità del cielo.

Foto di Antonietta Sale

Share:
  • 1802
  • 0
  • 0

Leave a reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.